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I consigli del  recessionista

in tempi di downshifting

Per affrontare il ridimensionamento del tenore di vita in una stagione di crisi è nata una nuova professione: il dispensatore di "dritte" per far vivere pressapoco come prima pur spendendo meno. Seguendo il motto "Quando la vita ti dà i limoni, fai la limonata"

 

Da un recente studio della Leroy Merlin, multinazionale specializzata in articoli per bricolage, edilizia, decorazione e giardinaggio, è emerso un dato che ben rappresenta l’era in cui stiamo vivendo: il numero di persone che acquista e posa personalmente il parquet nella propria abitazione è in netto aumento rispetto al passato. Vanno nei negozi di prodotti per il bricolage, caricano sull’auto i listoni, tornano a casa e li stendono. Generalmente, per semplicità, ricorrono a quello flottante, ad incastro senza colla, con tanti saluti ai costosi parquettisti!

E’ uno degli infiniti effetti del downshifting, neologismo indicante il ridimensionamento dello stile di vita, una "scalata di marcia" del proprio lifestyle che non si può o non si vuole più mantenere. Coniato nel 1994 dal ‘Trends Research Institute of New York City’, il termine downshifting è oggi presente nel ‘New Oxford Dictionary’ con la seguente definizione: "La rinuncia ad una carriera economicamente soddisfacente ma evidentemente stressante in favore di uno stile di vita meno faticoso e meno retribuito ma più gratificante". Un costume talmente d’attualità da essersi guadagnato una "festa", la ‘International Downshifting Week’, appuntamento annuale dal 2007 nel mese d’aprile.

Il punto della questione è il grado di volontarietà del ridimensionamento. In altri termini: è subìto o scelto? Inutile negare che, soprattutto nelle metropoli, è perlopiù una necessità in tempi di stretta del credito e recessione acuta. Se c’è una minoranza di popolazione che paga prezzi altissimi alla crisi - magari perdendo la casa perché non riesce più a far fronte alle rate del mutuo - per la maggioranza il downshifting avviene con modalità meno dolorose, affrontabili con stratagemmi scaltri in grado di far vivere apparentemente come prima seppur spendendo meno. Per spiegare questi trucchi è nata una nuova professione, un "instant job" che ha rapidamente fiutato le nuove esigenze di una stagione economica di riflusso: quella del recessionista, il dispensatore di consigli per rispettare un budget ristretto pur riuscendo a condurre una vita alla moda ("stick to a tight budget while still managing to live stylishly", come da definizione di ‘Urban Dictionary’).

Quelli bravi diventano guru, con plotoni di seguaci che pendono dalle loro "dritte". La capolista è la californiana Mary Hall, autrice di un blog dal titolo quanto mai evocativo - ‘The Recessionista Blog’ - sul quale vengono pubblicati (e ripresi da tutti i principali media del mondo: tra gli altri New York Times, Reuters, ABC) consigli per vivere una bella vita in tempi grami. La Hall - che di lavoro fa la marketing manager alla IBM e che completa la propria "offerta editoriale" con ‘The Chic Bargainista’ (‘La Segnalatrice di Affari Chic’), un altro blog che mette in vetrina le migliori occasioni cheap ‘n chic - ha sbaragliato la concorrenza con un motto che pare un proverbio da sana contadina: "When life gives you lemons, make lemonade" ("Quando la vita ti dà i limoni, fai la limonata").

Già, ma come si fa la limonata?

i_consigli_del_recessionista_in_tempi_di_downshifting_2.jpgAd esempio, trovando un calzolaio di fiducia: un artigiano di vecchia scuola (e possibilmente di vecchie tariffe…) che possa riportare sulla strada un po’ di quelle scarpe acquistate in tutta una vita e riposte nella scarpiera tanti anni fa al primo tacco rotto. Oggi, in piena moda vintage, sono tornate in auge e con pochi euro possono essere recuperate, evitando l’acquisto di un nuovo paio. E ancora: mandando la disdetta di tutti gli abbonamenti e i servizi che si hanno in essere: riviste, pay TV, assicurazioni eccetera. Si può star certi che si verrà ricontattati dai fornitori che tenteranno disperatamente di trattenerci proponendoci offerte economiche molto più vantaggiose. E se di alcuni non si può effettivamente fare a meno, di altri senz’altro sì. Si prenda il caso delle pay-TV, i cui programmi sono oggi per la gran parte ritrasmessi su Internet (quelli "on demand" su Youtube; quelli in diretta, come le partite di calcio, in streaming live su siti esotici). E ancora: i libri sono troppo cari? Perché non iscriversi alla biblioteca di zona, che, a fronte di un canone annuo irrisorio, apre le porte della letteratura ai suoi iscritti? Fino ad arrivare al più noto ma mai banale eBay per acquisti azzeccati a prezzo spesso stracciato.

Circoscrivendo la consulenza del recessionista al campo della moda, i consigli sono più mirati: dalla ricerca delle linee "low cost" degli stilisti (sempre più diffuse: ad esempio la linea ‘Recessionista Collection’ dell’azienda cosmetica francese Bourjois) all’astuta tecnica "pochi capi di abbigliamento compensati da molti accessori" (investire spesso in appariscenti ed economici ornamenti, da accompagnare agli stessi vestiti).

A far specie è che, se il termine recessionista è relativamente nuovo, lo scenario e le tecniche sono vecchie di quasi un secolo. Anche dopo la "Grande Depressione" del 1929, infatti, si usavano le stesse armi: la catena americana di "department stores" Sears utilizzava sul proprio catalogo del 1930 slogan come "look at the chic economy" o "be smart and thrifty", tentando di dare una allure nobile ad uno stile di vita forzatamente ridimensionato. Perché il downshifting è una filosofia di vita da ostentare. Lo pensano soprattutto tutti coloro - e sono sempre di più - che la perseguono per scelta e non perché costretti da ristrettezze economiche. Sono quelli che, arrivati ad un certo punto dell’esistenza, si pongono La Domanda: "Guadagno tanto, ma per farlo lavoro tanto, a scapito degli altri piaceri della vita: sono sicuro che sia questo che realmente voglio?" Per dare una risposta alla domanda c’è il consiglio degli organizzatori della ‘International Downshifting Week’: ci si prende un pomeriggio libero, si accatasta una pila di riviste piene di immagini sul tavolo, si inizia a sfogliarle ritagliando le foto che più piacciono, si forma su un foglio un collage che metta insieme tutte le immagini che rappresentano il proprio ideale di vita, infine si confronta il collage su carta con il collage "immaginario" della propria vita attuale. Corrisponde? (Febbraio 2010)

 
     
   

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