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Addio destra-sinistra,

il futuro è cosmo contro local 

Finita l’era della contrapposizione che ha segnato il XX° secolo si affaccia una nuova dicotomia. Alcuni politologi internazionali provano a prevedere il mondo che verrà

 

 

Cosa c’è oltre l’infinita contrapposizione destra-sinistra? E’ la domanda che ha provato a farsi (e a fare) la prestigiosa rivista britannica "Prospect Magazine", mensile culturale e politico che si contraddistingue nel panorama editoriale d’oltremanica per l’ambizione di guardare oltre al futuro immediato.

Ha così chiesto a decine di personalità del mondo culturale e politico di indicare quella che potrebbe essere nei prossimi decenni la nuova sfida, la dicotomia sociale che non è ancora emersa in forma chiara.

Tra le varie risposte date, spiccano quelle di tre politologi internazionali - Ernst Hillebrand, Michael Lind e Bruce Ackerman - che hanno disegnato un mondo incentrato su un ruolo sempre più forte delle metropoli - e, più in generale, del cosmopolitismo - ruolo che inevitabilmente genererà frizioni e tensioni con le forze ad esse ostili.

Secondo Ernst Hillebrand, direttore del "Friedrich Ebert Stiftung London", con ogni probabilità a sostituire la dicotomia destra-sinistra sarà il conflitto tra cosmopolitismo pro-globalizzazione e un più "parrocchiale" atteggiamento anti-cosmopolitismo, che invoca solidarietà locale e nazionale insieme a politiche economiche protezioniste. Ciò che rende questa contrapposizione una credibile successione a quella destra-sinistra sono le sue radici nella politica economica. Ciò che invece la differenzia dalla prima è che non riguarda prettamente il capitalismo in sè e, contemporaneamente, che la divisione taglia trasversalmente classi sociali consolidate.

Ma non va dimenticato il nazionalismo: mentre potrebbe cedere il passo ad un cosmopolitismo dominante in Occidente, sarà sempre la forza ideologica preminente nel resto del mondo: uno strumento cruciale per influenzare le società delle "potenze emergenti" in Asia ed in America Latina attraverso massicce trasformazioni economiche e sociali.

Per Michael Lind, politologo, il conflitto tema di maggior divisione nelle società moderne sarà tra "patria" e "plutopia". "Patria" la definisce come suburbana, decentralizzata, nazionalista, "melting pot", prevalentemente composta da nativi, classi medie e operaie, democratica. "Plutopia" la intende come urbana, centralizzata, cosmpolita, multiculturale, prevalentemente composta da immigrati, ineguale, plutocratica. La globalizzazione rafforza capitali economiche e culturali quali New York e Londra, spingendole verso il concetto di città-stato, come è ad esempio Singapore. Contrariamente al passato, le luccicanti e verticali città dell'arcipelago di "Plutopia" riusciranno ad attrarre la gran parte dei propri consumatori, della propria forza lavoro e persino della propria popolazione da nazioni diverse dalla loro. Nel frattempo, la maggior parte dei cittadini delle statiche e orizzontali città di "Patria", impiegati in professioni legate a settori fortemente locali senza alcuna connessione con l'economia globale, passeranno da dimore suburbane a siti lavorativi suburbani, e si recheranno raramente nelle città, o addirittura mai. "Una nazione, due sistemi" sarà il motto che presto descriverà molte società. Uno dopo l'altro, i temi di confronto delle moderne democrazie - immigrazione, commercio, multiculturalismo, tasse, sicurezza, alloggi - si sposteranno dalla vecchia dicotomia "destra-sinistra" per riallinearsi sulla nuova dicotomia Patria-Plutopia: la guerra tra Patria e Plutopia è già cominciata. Perché ognuna delle parti necessita dell'altra, sperando che la guerra si concluda con un armistizio.

Non molto diversa è la posizione di un altro politologo, Bruce Ackerman, secondo il quale la sfida sarà tra cosmopoliti e patrioti. Entrando nel dettaglio, i cosmopoliti possono essere divisi in due categorie: per i cosmopoliti di sinistra il bisogno impellente è quello di affrontare i problemi del mondo - il surriscaldamento, la proliferazione nucleare, l'iniqua distribuzione di benessere e reddito. Per i cosmopoliti di destra l'urgenza è invece quella di abbattere le barriere al commercio mondiale. Ciò che accomuna i cosmopoliti di ogni area è la richiesta di un rafforzamento delle istituzioni mondiali a scapito delle sovranità nazionali.

Per i patrioti, i cosmopoliti rappresentano il nuovo imperialismo figlio di Davos. I patrioti di sinistra insistono nel proteggere i lavoratori locali dalla concorrenza straniera e la cultura locale dalla "McDonaldizzazione". I patrioti di destra vogliono proteggere i nativi da etnie straniere e dar vita a barriere preventive contro minacciose forze straniere. Patrioti di ogni specie insistono nell'affermare che lo stato-nazione resta l'ultima migliore speranza di democrazia contro le ambizioni meritocratiche dei cosmopoliti "elitari".

Su una cosa tutti sembrano concordare: destra e sinistra sono concetti sempre più annacquati, occorre ripensare il mondo sotto nuove chiavi di lettura. (Aprile 2007)

 
     
   

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