Quasi tutti prima o poi nella vita siamo stati seduti ad un tavolo in cui uno dei presenti se n’è uscito con la frase liberatoria "Mollo tutto e apro un baretto sulla spiaggia ai Caraibi". La novità è che oggi, e sempre di più nei prossimi anni, quel baretto sulla spiaggia (così come molti altri sparsi per il mondo) si sta riempiendo di new nomads, la generazione di lavoratori senza fissa dimora.
Stiamo così passando dai lavoratori in mobilità a quelli in movimento, ed è già una bella notizia. Il tema, già sfiorato ed inserito tra "le metro-tendenze che stanno cambiando il mondo", è del resto uno degli aspetti più positivi dell’era tecnologica e flessibile che stiamo vivendo.
Certo, non tutti possono permettersi di evitare la routine quotidiana in ufficio, con le stesse facce e la stessa scrivania. Tuttavia, per chi può (dirigenti e liberi professionisti sciolti da vincoli) e per chi deve (collaboratori esterni per i quali non è previsto uno spazio in ufficio), il new nomadism è la via alla libertà. Basta poco: un Blackberry, un laptop con scheda WI-FI integrata e una valigia.
A giudicare dai primi bilanci, i benefici di questo stile di vita sono notevoli. Secondo Carmen Bolanos, co-fondatrice di NuNomad.com, il punto di incontro sul web dei nuovi nomadi, "c’è un’immensa sensazione di libertà quando il tuo lavoro non è strettamente collegato al tuo luogo di residenza. L’idea di poter indifferentemente lavorare su una spiaggia caraibica o in un café nel centro di Parigi è molto appagante. E, soprattutto, consente di immergersi in culture e linguaggi diversi, il che porta a vedere il mondo da una prospettiva totalmente inedita".
E, come spesso accade, il fenomeno è stato prontamente intercettato dall'universo metropolitano. Tutte le principali città del mondo si stanno rapidamente attrezzando per agevolare questo nuovo modus operandi attraverso infrastrutture quali reti WI-FI diffuse e, in molte zone, gratuite.
Rimane un’ultima, non trascurabile, complicazione: l’alloggio. Il grattacapo della casa è infatti globale, gli affitti nelle metropoli sono cari un po’ ovunque. Eccezion fatta per i new nomads benestanti, che non hanno problemi a passare periodi relativamente lunghi in alberghi o in case in locazione, per tutti gli altri è stato necessario ingegnarsi. La soluzione alla fine è arrivata, addirittura in forma duplice. Per i più bohémiens c’è il couch surfing - letteralmente "saltare da un divano all'altro" -, ossia l’insediarsi in una stanza, su un divano o anche solo in un angolo di giardino di un ospitale padrone di casa; per i più solitari c’è l’house-sitting, la cura delle case di proprietari assenti. In questo vortice planetario di spostamenti, infatti, sempre più case necessitano di cure, in attesa del ritorno dei legittimi proprietari: animali più o meno esotici da accudire, piscine da pulire, pratiche burocratiche da sbrigare. E’ nata così l’associazione "House Carers", una polposa e referenziata banca dati di house-sitters dalla provata affidabilità. Che, tra una passeggiata con Fido e un salto in posta a pagare l’ultima bolletta della luce, si insediano in lussuose case pronti a vivere una nuova città.
Naturalmente sempre collegati all’ufficio. (Ottobre 2007)