L’emblema della svolta è stato l’annuncio fatto dell’aeroporto Schiphol di Amsterdam qualche mese fa: il lancio di un nuovo servizio "say yes and go" per matrimoni express all’interno dello scalo olandese. Una formula molto funzionale, se si considera che, sbrigata la pratica dello scambio degli anelli, ci si può subito imbarcare per il viaggio di nozze. E’ in quel momento che il concetto di aeroporto è entrato in una nuova era.
Non più inespressivo "non luogo", mero territorio di transito per rimbalzare da una parte all’altra del pianeta: oggi l’aeroporto ha acquisito un’anima. Al punto tale da richiamare un esercito crescente di aficionados negli scali di tutto il mondo, pronti a passarci giorni e notti. Soprattutto notti, e il motivo è facilmente intuibile: nei terminal si può dormire gratis, in condizioni ambientali relativamente accettabili, circondati da servizi di ogni tipo, bagni e docce in testa. Perché, quindi, sperperare soldi in fatiscenti hotel o sovraffollati ostelli? Una filosofia, quella degli airport sleepers ("pernottatori in aeroporti"), molto pragmatica, sebbene nella categoria ci sia spazio anche per le vittime della solitudine, che combattono la malinconia mischiandosi ad allegre comitive in partenza per vacanze esotiche o ad ansiosi parenti in attesa del rientro dei propri cari.
A dare un impulso al movimento è stata la proliferazione di voli low cost, che ormai spostano milioni di persone ogni giorno. Sono viaggiatori la cui età media è decisamente scesa rispetto a vent’anni fa, quando si volava solo con costose compagnie di linea. E, da figli della generazione-Internet, non hanno perso tempo ed hanno fondato un club che ruota intorno a un sito web (www.sleepinginairports.com) dove scambiarsi consigli e raccontarsi avventure di vita vissuta ambientate nei terminal.
Nella sezione dei consigli spiccano due rubriche: il "decalogo del perfetto airport sleeper" e la classifica dei "best and worst world airports". La prima è una guida contenente astuti stratagemmi per dormire sonni placidi (sistemarsi agli arrivi - sempre più grandi e comodi delle partenze -, equipaggiarsi con mascherina per occhi e materassino gonfiabile, vestirsi "a cipolla"…) e per non essere "sfrattati" da zelanti inservienti aeroportuali (se interrogati dalle autorità fingere di non capire, comportarsi come se la presenza nel terminal fosse dovuta a causa di forza maggiore). La seconda è il frutto delle votazioni dei viaggiatori, e i principali parametri che prende in considerazione sono la comodità dell’aeroporto per dormire, la pulizia delle toilette e la gentilezza dei sorveglianti. Leader incontrastato da anni è lo "Changi" di Singapore, con la sua oasis lounge e le aree amusement (video-giochi, Internet, cinema: tutto gratis). Gira voce che qui confluiscano dalla città molti studenti per preparare gli esami universitari, alternando l’apprendimento allo svago. Ipotesi avvalorata dall’opinione di un airport sleeper espressa sul sito: "There’s really no reason to leave the airport". Fra i primi dieci scali anche quello di Auckland: lì, un viaggiatore addormentato su un comodo divanetto si è svegliato un giorno avvolto in una coperta gentilmente offerta dalla "Air New Zealand".
Il campionario di avventure da "vita nei terminal" è variopinto, tra situazioni talvolta esilaranti, talaltre burrascose. Su tutte spicca il brusco risveglio di un pernottatore da scalo tranquillamente addormentato a Port Moresby, in Nuova Guinea: un sanguinoso regolamento di conti a colpi di arma da fuoco. (Novembre 2007)