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Guerrilla Gardening, i blitz

"sovversivi" dei missionari

del verde urbano

Azioni in piena notte per trasformare grigi angoli metropolitani in colorati spazi adornati di fiori e piante. Ad eseguirle sono privati cittadini, a proprie spese. In teoria sono passibili di conseguenze giudiziarie per "modificazione del suolo pubblico", nella realtà sono considerati benefattori misteriosi.

La riabilitazione del marketing ha un nome: Guerrilla Gardening. Perché è inutile nasconderlo, in qualunque forma venga presentato – pop-up, instore, proximity e via con una lista infinita – il marketing, per quanto efficace possa essere, è sempre stato sinonimo di "adesso studiamo come agire sulla mente del pubblico per influenzarlo a nostro vantaggio". Esempi? A bizzeffe. L’ingenua casalinga va al supermercato con la sua lista della spesa scritta diligentemente su un bloc-notes a casa? Sconvolgiamole i piani appena varca la soglia del punto vendita: diffondiamo la instore radio a tutto volume convincendola che il "nostro" detersivo è senz’altro meglio di quello scarabocchiato sul suo appunto. Oppure: l’inerme bimbo si rilassa sul divano dopo una faticosa giornata di scuola guardando i suoi cartoni preferiti? Interrompiamoli in continuazione con una gragnuola di spot, possibilmente a un volume più alto rispetto alla normale programmazione, che presentano l’eden dei giocattoli: vuoi che tra tanta mercanzia qualcosa da far comprare alla mamma non salti fuori?

Ma ecco che, in questa "gramigna" di marketing furbo e senza scrupoli, nel lontano 1970 negli USA un movimento clandestino decise che l’erba poteva essere migliore, in senso sia proprio che figurato. Che il marketing può anche essere benefico e che il verde nelle città può apparire dalla sera alla mattina anche senza l’approvazione del Comune. Sono i guerrilla gardeners, privati cittadini organizzati - a proprie spese - allo scopo di abbellire le metropoli con colorati spazi adornati di fiori e piante in sostituzione di angoli grigi o degradati. Attraverso veri e propri blitz notturni, preparati per giorni nei minimi dettagli, si ritrovano, previa convocazione via e-mail o SMS, sul luogo da rigenerare e, muniti di vanghe, terriccio, semi e fiori, eseguono la loro missione con l’intrigante audacia dei benefattori misteriosi.

La scelta dei luoghi da "rinverdire" è frutto di studi approfonditi da parte di autentici esperti dal "pollice verde", perché ogni area vuole la sua composizione. In linea di massima il principio è questo: laddove c’è il grigiume (prevalentemente periferie) si ricorre al colore (in particolare fiori, soprattutto girasoli), mentre nei centri storici si privilegia la coltivazione di ortaggi e frutta. Col tempo, poi, la galoppante fantasia dei missionari del verde urbano ha elucubrato nuovi luoghi bizzarri dove agire, tipo grate stradali da cui far spuntare sgargianti petali piuttosto che arrugginiti pali abbandonati da trasformare in sostegno per avvolgenti ampelopsis.

Un movimento, quello dei guerrilla gardeners, presente in molti Paesi del mondo, ma con una "capitale" riconosciuta: Londra, sede delle più efficaci azioni di abbellimento verde. Inoltre, immancabile, un blog (www.guerrillagardening.org) in cui condividere le azioni e scambiarsi opinioni da tutto il mondo. E persino un "manifesto": un manuale dal titolo "Guerrilla Gardening: A Manualfesto", rivolto agli aspiranti GG in cerca di consigli utili, tra cui "cercare sempre semi economici o gratuiti" oppure "effettuare i blitz sempre in coppia in modo da poter simulare un romantico bacio metropolitano - ‘alla Doisneau’ - se colti in flagrante da un vigile pignolo".

Già, perché in questa bella storia c’è un ostacolo che sembra incredibile: per la legge di molti Paesi, il guerrilla gardener è passibile di pena esattamente come il graffitaro che imbratta i muri o i marciapiedi. Per entrambi l’accusa può essere di "modificazione di suolo pubblico da parte di privati". Una legge che fa a pugni con la realtà, visto che spesso i blitz verdi vengano concordati e alcune volte persino eseguiti con le Associazioni di Quartiere. Un paradosso che risale ai tempi - anni Settanta - in cui i primi guerrilla gardeners inventarono (ma fu loro impedito di usarla) la granata inseminatrice in grado di diffondere semi a largo raggio, per agire, ad esempio, nelle discariche. Del resto si sa che il consiglio di mettere "fiori nei cannoni" è rimasto sempre inascoltato. (Dicembre 2007)

 
     
   

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