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Quirkyalone, il circolo vizioso

dei single metropolitani

Sono ormai una consolidata realtà nelle città di tutto il mondo gli uomini e le donne che scelgono l’indipendenza piuttosto che una spesso insoddisfacente vita di coppia: anno dopo anno più esigenti, ma sempre col romantico miraggio che spunti fuori "la persona giusta".

Passano gli anni, crescono generazioni sempre più ciniche e smaliziate nei confronti dell’amore, si riempiono le città di disillusi "cacciatori di avventure". Eppure nell’immaginario collettivo, in cima alla lista dei desideri, inarrivabile, rimane una scena: la galoppata a due su magnifici cavalli in spiaggia al tramonto.

Cosa succede in città? Cosa ha portato a questa dissociazione tra il "reale" e il "desiderato"? Schiere di sociologi stanno studiando il fenomeno da tempo, ma non si trova una risposta chiara. L’interpretazione più gettonata è che la combinazione tra benessere (la società in cui viviamo consente spesso di tralasciare i bisogni primari - ampiamente soddisfatti - dando spazio a questioni più frivole ed alimentando vizi e capricci), tentazioni metropolitane e tecnologia avanzata (con SMS ed e-mail le possibilità di interazione sono notevolmente aumentate) abbia prodotto un effetto di rimescolamento delle carte.

Nell’attesa di prospettive più definite, le fila dei quirkyalone - termine coniato per definire chi preferisce l’indipendenza piuttosto che una spesso insoddisfacente vita di coppia, pur non essendo pregiudizialmente contrario alla convivenza o al matrimonio - si rimpolpano, avviandosi a diventare una comunità di riferimento in molte città del mondo. Negli Stati Uniti, ad esempio, nel 2006 le famiglie censite come "mono" sono state il 27%, più del doppio rispetto al 1960. Nel frattempo, le coppie sposate sono scese al 49,7%. Con tassi di divorzio ed età "da matrimonio" entrambi in salita, la tendenza alla vita da single pare dunque destinata ad avere un lungo orizzonte davanti a sè.

Ecco allora che il mercato si posiziona, nel tentativo di interpretare i bisogni di questa platea. Cartina di tornasole, come sempre, è Google: se si digita il termine "single" nella barra di ricerca, da Roma come da Sydney, le schermate che ne derivano sono una sequela di siti per "incontri" (dating). Al netto di coloro che in questi siti sguazzano, fedeli ad uno stile di vita libertino, per tutti gli altri quirkyalone questo esito è una spia di un disagio: posto infatti che il posizionamento dei siti sui motori di ricerca avviene oggi con metodi altamente sofisticati e, contemporaneamente, che in economia l’offerta si adatta alla domanda, il fatto che a "single" si abbinino in modo martellante le proposte di incontri è la prova che indipendenza è spesso sinonimo di solitudine. Che dietro agli esilaranti racconti della chick literature o alle virili birrate post-calcetto si nascondano individui insoddisfatti, impigliati in un circolo vizioso: da un lato sono anno dopo anno più esigenti nella ricerca del partner, dall’altro vivono col romantico miraggio che spunti fuori "la persona giusta".

Una cosa, stando alle ricerche di mercato, è certa: i single, anche i più convinti, amano vivere il proprio status come qualcosa di temporaneo, non di ineluttabile e definitivo. A tale proposito, sempre dagli USA, arriva un caso-scuola di marketing fallimentare: un’azienda specializzata nella vendita di prodotti per single ha dovuto repentinamente ritirare dal commercio una caffettiera monodose perché "deprimeva i potenziali acquirenti". D’accordo l’autonomia, è stato il ragionamento all’origine del dietro-front, ma la prospettiva di una vita in compagnia di una moka al singolare è troppo. Soprattutto se abbinata ad un frigorifero il più delle volte desolatamente sguarnito.

"Ma se Atene piange, Sparta non ride". A parziale consolazione dei quirkyalone c’è la vita vista con gli occhi delle coppie sposate, spesso con figli, che invidiano apertamente le situazioni dei single a loro precluse: gli orari liberi, le albe a mangiare croissant appena sfornati, i weekend in viaggio senza meta e le avventure di una notte. Ma anche sul fronte degli "accasati" la parola-chiave di quest’epoca di perenni insoddisfatti è "temporaneità": già, perché, sentendo un brivido sulla schiena nel pronunciare la fatidica frase "per tutta la vita", la via di fuga mentale per molte coppie è vivere il matrimonio fin dall’inizio come un’esperienza a tempo (più o meno lungo). Con la concreta prospettiva di "giocarsi il jolly" rappresentato da una seconda vita da single di ritorno: non a caso una compagnia di crociere per single (per motivi di opportunità coperta dall’anonimato), nel richiedere all’azienda che ne cura il direct mailing i nominativi da contattare, ha messo in cima alla lista del target a cui puntava la categoria "coniugi sposati da più di dieci anni". (Gennaio 2008)

 
     
   

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