Una volta era "la sbronza", notte di eccessi alcolici che culminava generalmente in conati di vomito liberatori, e che da lì in poi si sarebbe ricordata per tutta la vita. Per molti teenagers rappresentava il rito di iniziazione all’esistenza adulta, il momento della perdita dell’innocenza, dell’addio per sempre all’ "album delle figu", sacrificato a vantaggio di piacevoli stordimenti, conversazioni a briglie sciolte e impavidi approcci con l’altro sesso. Oggi siamo nell’era del più smodato binge drinking, il nuovo allarme tra gli adolescenti delle metropoli occidentali, che consiste nel bere alcol a fiumi, senza sosta e per più giorni - solitamente per interi weekend - in una sfida di resistenza con il proprio corpo.
Alcuni dati: secondo il britannico "Advisory Council on the Misuse of Drugs" il 50% dei quindicenni inglesi si ubriaca una volta a settimana. In Francia 6 giovani su 10, tra i 15 e i 17 anni, sperimentano il binge drinking una volta al mese. Stesso discorso per Mosca, dove lo zapoy (sessione alcolica di due o più giorni) è un’usanza ormai assimilata, e Madrid, in cui il botellón è, come ci riferisce la nostra blogger Iri, "un’orgia alcolica: animali torturati, encierros per le strade, docce di vino sui vestiti strappati dalla folla a mezzanotte. Un’autoinduzione di felicità che assurge allo status di pratica culturale".
Il paradosso di questa deriva tra i teenagers è che avviene proprio mentre in Europa, stando ai dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il consumo globale di alcol sta drasticamente calando. Le possibili motivazioni di questo sfasamento sono varie, ma su tutte c’è un crescente grado di insoddisfazione e indolenza tra molti ragazzi - certificata dal boom di sedute dagli psicologi, di disturbi alimentari e d’uso di psicofarmaci - che li conducono alla sperimentazione di forme di alterazione artificiali. La differenza col passato è che l’età di questa sperimentazione è decisamente scesa: se negli anni 80 e 90 la scoperta di alcol, droghe leggere e droghe sintetiche avveniva tra i quindici e i diciassette anni, oggi questa soglia è precipitata a dodici / tredici anni. Corresponsabili di questa prematura scelta sono molte aziende produttrici di alcolici, che hanno da qualche anno introdotto sul mercato nuove insidiose forme di drink definite "alcolpop", colorate bottigliette contenenti bevande gassate ai gusti amati dai bambini (solitamente frutta e cioccolato) "corrette" con sostanze alcoliche (gin, vodka e rum). Un’insidia che è stata recentemente affrontata da molti governi europei, attraverso provvedimenti quali il divieto di pubblicità ammiccanti di queste aziende.
Per la verità questo è solo un aspetto del problema, che riguarda più le femmine dei maschi. Stando sempre alle ricerche, infatti, questi ultimi disdegnano fin da subito le bevande "ibride" per più tradizionali birre e, soprattutto, superalcolici generalmente trovati nella dispensa dei genitori. Il motivo è evidente: per i ragazzi, contrariamente a quanto avviene per la maggioranza delle ragazze, il binge drinking è un comportamento premeditato e consapevole. Si inizia la serata con l’obiettivo di raggiungere il limite ultimo di resistenza, spesso in una gara tutta interna al gruppo. Quindi, meglio passare subito alle bevande forti, perché agiscono più in fretta.
Diverse sono le immediate conseguenze di queste maratone alcoliche: le più frequenti sono "ricoveri per collasso etilico", "incidenti stradali", "atti di violenza" (soprattutto i maschi) e "comportamenti sessuali a rischio", intesi come rapporti non protetti che si traducono in gravidanze indesiderate e soprattutto infezioni.
Ci sono poi le conseguenze nel lungo periodo, perché diversi studi di medici e sociologi hanno trovato una relazione (per la verità non totalmente comprovata) tra teenager binge drinking e vita sociale e professionale da adulti. In sostanza la teoria di queste ricerche porta alla conclusione che un ricorso eccessivo e ripetuto all’alcol in età adolescenziale aumenta notevolmente la probabilità in età adulta di alcolismo (+ 60%, fonte: "Institute of Child Health"), di problemi mentali (+40%, fonte: "Journal of Epidemology and Community Heralth") e persino di diventare "homeless" (+60%). Più in generale si sostiene che a lungo andare il teenager binge drinking porti ad un’esclusione più o meno compromettente dalla vita sociale.
A tale riguardo la comunità scientifica appare concorde. C’è un’unica voce fuori dal coro, probabilmente più per alimentare un contraddittorio che per reali convinzioni scientifiche. E’ la stravagante teoria di due ricercatori delle università di Harvard e della South Florida, Pinka Chatterji e Jeffrey De Simone, secondo i quali, invece, i teenager binge drinkers di sesso maschile sono destinati a guadagnare di più in età adulta rispetto ai ragazzi più morigerati (+6%). Il motivo è presto detto: gli adolescenti, quando si ubriacano, perdono i freni inibitori e diventano più spregiudicati e audaci rispetto ai loro coetanei che non si fanno alterare dall’alcol. Ciò li "allena" a trovarsi in una posizione di supremazia rispetto agli altri, preparandoli così ad un analogo modello nella vita professionale che verrà. Il che si traduce in posizioni più di rilievo e, di conseguenza, in maggiori guadagni. Una teoria probabilmente ispirata al "latte +" di Arancia Meccanica. (Marzo 2008)