"Aggiungi un posto a tavola che c’è un amico in più". Il fatto è che in questi tempi di prezzi immobiliari alle stelle nelle città, oltre al posto a tavola la nuova tendenza abitativa prevede l’aggiunta anche di un letto, un comò e un abat-jour!
E’ nei momenti difficili che l’uomo aguzza l’ingegno, e dunque ecco che, laddove non può arrivare il conto in banca, spuntano soluzioni originali e a buon mercato, in grado di consentire a giovani studenti universitari in trasferta o a intraprendenti bohémiens metropolitani di trovare un tetto sotto cui dormire. Forte di un curriculum di "storie da sottotetti" ineguagliabile - da Mimì e Rodolfo in poi - città di riferimento nella sperimentazione di nuovi modelli abitativi "low cost" è Parigi. Già una decina d’anni fa proprio lì nacque l’intuizione di sfruttare ogni metro quadro dei palazzi, recuperando prima fatiscenti chambres de bonnes al sesto piano senza ascensore, e poi (per venire incontro a "sfaticati" inquilini poco disposti a inerpicarsi più volte al giorno su ripide rampe di scale) sfrattando senza troppi complimenti i custodi dalle loro guardiole a pian terreno, sempre per trasformarle in pratici studio.
Il problema è che a un certo punto anche le chambres des bonnes e i locaux gardiens sono finiti, mentre la domanda di spazi in locazione si manteneva elevata. La prima risposta è stato il co-housing (già descritto nell’articolo "Ci vediamo in cortile per cena"), ma ci volevano soluzioni più integrate nello stile di vita parigino - quel che conta è ciò che accade all’esterno, per dormire ci si adatta - riassumibile nella domanda riferita dalla nostra blogger ‘Scatolario’: "Perché non sfruttare lo spazio che sembra occupato ma in realtà non lo è?". Da cui una prima soluzione, circa quattro anni fa: la co-location, ossia il "reclutamento" di abitazioni delle quali affittare una o più porzioni, pur continuando a farci vivere dentro i proprietari. Sempre ‘Scatolario’ descrive le modalità di reperimento delle case: "L’agente immobiliare va in giro, controlla le buche delle lettere e contatta gli inquilini di cui riesce a recuperare il nome per proporre loro di subaffittare una parte dell’appartamento a qualcun altro. Poi, chi è interessato va in agenzia, compila una scheda con le caratteristiche del coinquilino desiderato e aspetta: una specie di ‘Meetic’ immobiliare".
Fu un successo travolgente, dovuto a motivi sociali oltre che economici: a Parigi, come in tutte le grandi metropoli del mondo, una delle piaghe è la "solitudine sociale" (secondo una ricerca del Politecnico di Milano, per esempio, riguarda un quarto dei cittadini milanesi). E a conferma del desiderio di calorosi rapporti di vicinato nelle città c’è anche la straordinaria accoglienza ricevuta dall’iniziativa paneuropea "European Neighbours’ Day", in programma ogni anno il 30 maggio contemporaneamente a Londra come a Parigi, a Barcellona come a Milano: un appuntamento per favorire i contatti e il dialogo tra vicini, in occasione di un aperitivo, un pranzo o una festa in cortile.
La co-location ha quindi aperto uno squarcio sull’impersonalità delle città. E ha già visto una sua evoluzione, per la verità non ancora molto diffusa, in quella che può essere definita la "multiproprietà del XXI° secolo": non più (come avveniva una decina d’anni fa) l’acquisto di una casa con la possibilità di utilizzarla a turno solo per un delimitato periodo dell’anno, bensì l’acquisto di "porzioni" di casa, da condividere in contemporanea con gli altri co-proprietari. Sempre ‘Scatolario’: "Funziona così: io sono proprietario di questa camera e dello sgabuzzino, tu dell’altra camera e del balconcino".
Arriviamo così ai giorni nostri, a quella che può essere definita l’ultima (e più "socialmente utile") tappa del "modello co-location": la co-location solidaire. Anch’essa lanciata a Parigi col nome di "PariSolidaire", e successivamente ripresa in altre città con nomi diversi (a Torino, ad esempio, è "Non più soli"), fa incontrare domanda e offerta di due categorie di soggetti "deboli" con esigenze specifiche che possono essere reciprocamente soddisfatte: i giovani alle prese col problema del caro-case in città e gli anziani soli in cerca di compagnia. Scrive la nostra blogger ‘La mia Avventura Francese’: "A Parigi ci sono tante persone anziane che vivono sole in grandi appartamenti. Sono persone ancora in gamba che hanno solo bisogno di compagnia e si sentono più sicure se la notte qualcun altro dorme sotto il loro tetto, ma magari non possono o non vogliono pagare una badante. L’idea di "PariSolidaire" è di far ospitare giovani ragazzi referenziati nelle case di queste persone anziane, a canoni d’affitto irrisori (indicativamente 30 euro al mese) ma con l’impegno di fornire assistenza pratica (ad esempio andando a fare lo spesa o a pagare le bollette) e psicologica (semplicemente facendo loro un po’ di compagnia) ai padroni di casa.
In sostanza, un pragmatico incontro inter-generazionale che, dai primi riscontri, pare in grado di produrre anche esperienze di vita appaganti per entrambe le parti. Tipo l’anziano padrone di casa che, davanti a un invitante piatto di pasta cucinato dal suo giovane inquilino al primo impiego, gli fornisce saggi consigli su come affrontare il dispotico capo-reparto. (Aprile 2008)