Frida impreca quando si accorge di non aver sentito la sveglia nemmeno questa mattina. In venti minuti deve farsi una doccia lampo, ingurgitare una frugale colazione e, soprattutto, vestirsi: come spesso le capita, in preda al terrore di arrivare in ritardo al lavoro, arraffa frettolosamente una manciata di indumenti dal caotico armadio, affidandosi un po’ al suo intuito e un po’ al caso. Tutto immagina fuorché di essere fermata, di lì a qualche ora, in pieno Greenwich Village da un fotografo con la frase di rito: "Hi baby: I have a street style blog. Can I take a picture of you? I love your funky look!". Ancora meno può immaginare che il suo funky look, catapultato in contemporanea sui PC dei fashion designer di tutto il pianeta, verrà monitorato dalla testa ai piedi pezzo per pezzo, dalla cloche color seppia fino allo stiletto fucsia a punta tacco dodici zippato sul lato.
E’ lo street style, un’onda inarrestabile che sta ribaltando i tradizionali canoni della moda: il "red carpet" fa spazio alla strada, i marciapiedi delle città si trasformano in chilometriche passerelle. Ad intuire la svolta fu alla fine degli anni 90 l’inserto domenicale del ‘New York Times’, che ideò una rubrica dedicata alle foto dei passanti dal look più intrigante, rappresentanti di uno stile fuori dagli schemi. Ma l’affermazione definitiva del fenomeno "catwalk metropolitana" è arrivata nel 2006, quando sul web è spuntato, inizialmente in sordina, un blog gestito da un ex dirigente di aziende come Valentino, Helmut Lang e Jean-Paul Gaultier: l’oggi celeberrimo ‘The Sartorialist’ di Scott Schuman.
In breve tempo il blog è diventato un "totem" della moda planetaria: focalizzato sulle tre principali "fashion cities" del mondo (New York, Parigi e Milano), raccoglie e descrive splendide foto di street style metropolitano, in un’azzeccata fusione delle due arti - foto e stile - di cui Schuman è provetto rappresentante: "La mia unica strategia quando aprii ‘The Sartorialist’ ", spiega, "era di scattare le foto ai passanti coi look più interessanti utilizzando la tecnica che sapevo essere esattamente quella richiesta dai designer a caccia di ispirazione: raramente essi riproducono un look ‘chiavi in mano’ - dalla testa ai piedi -, preferiscono piuttosto assemblare minimi dettagli carpiti a diversi soggetti. Pertanto, le mie foto soddisfano questa esigenza, evidenziando combinazioni di colori, tagli e rifiniture". Più precisamente, la fotografia street style ha tre regole fondamentali: innanzitutto le immagini sono sempre a figura intera, frontalmente (straight up); secondariamente il più delle volte il soggetto fotografato non ammicca all’obiettivo scimmiottando le modelle, ed è in posa naturale, di "vita reale"; infine, vanno scelte persone che non sono interamente agghindate con capi mono-marca, ma piuttosto azzardano combinazioni ardite e all’apparenza improponibili.
Prosegue Schuman: "Il mio blog attraversa i confini, immortalando persone di tutti i tipi, a prescindere dalla loro ubicazione geografica, dal loro stato sociale o economico e dalla loro identità religiosa o culturale. In questo modo posso colmare il gap tra haute couture per il jet-set e stile ultra-pop delle periferie".
Così facendo, decine di stylists hanno apertamente ammesso di essersi ispirati a ‘The Sartorialist’ per disegnare le loro collezioni. A tal punto da proiettare Schuman nel gotha dei "100 personaggi mondiali più influenti della moda" stilato dal ‘Time’. Sulla sua scia sono spuntati street style blog a tutto spiano: dal parigino ‘Face Hunter’ al berlinese ‘Still in Berlin’, dal milanese ‘Prada and Meatballs’ fino ad arrivare a ‘Hel-looks’ con sede a Helsinki, città in cui, come amano raccontare le due fondatrici, "anche una mamma al parco col passeggino può essere un’icona di stile".
Proprio come Frida, perché il segreto del successo dello street style sta proprio nella semplicità dei soggetti rappresentati che generano in chi li vede uno spirito di identificazione. Le icone della moda non sono più solo patinate dive che saltellano bizzose da un "red carpet" milanese ad un jet-set party su uno yacht ormeggiato a Saint Tropez. Sono anche "persone comuni", che si incontrano tutti i giorni al bar, in coda alla posta o a spasso con il cane.
Ma lo "street style non è acqua", e ai molti aspiranti "modelli da marciapiede" desiderosi di essere eletti nuove icone della moda cosmopolita occorre ricordare che lo stile, seppur street, è innato, o lo si ha o non lo si ha: uscire di casa con l’ambizione di diventare la nuova Carrie Bradshaw è il modo più sicuro per non divenirlo mai. (Giugno 2008)