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Staycation, vedi alla voce

  

"fare di necessità virtù"

 

Un tempo vezzosa prerogativa di facoltosi giramondo, oggi la tendenza a passare le vacanze in città coinvolge anche i ceti medi investiti dall’attuale congiuntura economica. E compaiono i primi decaloghi per una sopportabile permanenza.

 

 

Ciò che per secoli è stato, secondo la saggezza popolare, “fare di necessità virtù”, ha oggi una nuova declinazione, sempre più rimbombante in tempi di caro-petrolio, inflazione e crescita zero: è la staycation, fusione dei termini “stay” e “vacation”. O, in altre parole, passare le vacanze in città. Un tempo prerogativa di facoltosi giramondo - perennemente in viaggio durante l’anno ma vezzosamente in città (o tutt’al più nella casa di campagna) durante le vacanze estive - oggi il club degli staycationers è più popoloso e meno snob, includendo anche i ceti medi investiti dall’attuale drammatica congiuntura economica.

Se c’era bisogno di una data simbolica a sancire la diffusione del fenomeno, questa è arrivata: 4 luglio 2008. Ricorrenza dell’Independence Day americano, e un tempo pretesto per dare il via alle vacanze estive negli Stati Uniti, ha quest’anno registrato un crollo di prenotazioni: nella sola Manhattan oltre 600.000 residenti hanno rinunciato a partire, optando per una vacanza “on the island”. E allora tanto vale calarsi nella nuova realtà, è la tesi, cercando di cogliere il meglio da una situazione che d’impatto può apparire deprimente. Per aiutare gli spaesati “neo-staycationers” ad orientarsi tra le mura della propria città, stanno già comparendo i primi decaloghi per una sopportabile staycation, con alcune regole utili.

Tanto per cominciare si consiglia di programmare la vacanza esattamente come si fa quando si parte, ossia fissandone precisamente le date di inizio e fine. Successivamente, conviene organizzare un quotidiano carnet di svaghi “fuori porta”, dove per fuori porta si intende letteralmente al di là dell’uscio di casa. Il rischio è infatti che un insidioso mix di indolenza, rassegnazione e recriminazione porti a consumare intere giornate della vacanza trascinandosi perpetuamente dal divano al frigorifero e ritorno. Invece, sostengono gli esperti, sarebbe “terapeutico” persino immortalare le uscite con foto e video, proprio come se si fosse in viaggio. Dopotutto, quanti abitanti di frenetiche metropoli si rammaricano di non avere mai tempo da dedicare alle attrazioni della propria città? Da una recente indagine, per esempio, è emerso che ad ammirare il “Cenacolo Vinciano” ci sono ogni anno più visitatori dell’area metropolitana di Tokyo che della Provincia di Milano.

Per questo, alcune catene alberghiere hanno messo a punto delle offerte espressamente per i “turisti locali”: una o due notti in camere totalmente attrezzate per togliersi lo sfizio di vivere la propria città, per una volta, da ospiti. Spiega Peter Yesamich, presidente dell’omonima azienda di marketing turistico con sede in Florida: “I conti sono presto fatti: globalmente, comprendendo cioè le spese di trasferimento, costa molto meno alloggiare in un lussuoso albergo della propria città che in un albergo scadente di un’altra città”. Tra i primi a fiutare l’affare è stato il Jumeirah Essex House di New York, hotel di lusso in Midtown Manhattan, che ha ideato il “Commuter Escape Package”, un pacchetto pensato per i pendolari quotidiani a corto raggio: parcheggio, SPA, biglietti per musei e teatri e camera con ogni genere di comfort e vista su Central Park.

 

C’è poi chi vuole rendere la staycation il più possibile simile ad una vera vacanza riconvertendo giardini e cortili condominiali, soprattutto se a subire la “vacanza casalinga forzata” sono anche dei bambini. Si va dal parco acquatico in miniatura, con piscine e scivoli di ogni forma, al drive-in con hamburger, patatine fritte e cinema all’aperto. Chi di certo esulta per il dilagante fenomeno-staycation sono i produttori di beni di consumo per la stagione estiva, quali condizionatori, arredo per giardino, piscine gonfiabili o accessori per il barbecue. Negli Stati Uniti la Wal-Mart ha lanciato la campagna “American Summer” utilizzando lo slogan, per la verità un po’ beffardo, “A summer getaway is as close as your own backyard” (“Una fuga estiva può non andare più in là del tuo stesso cortile”).

 

staycation 2.jpgE mentre sempre più famiglie nei quattro angoli del pianeta si stanno adattando al nuovo scenario, pare essere rimasto un ultimo baluardo ad opporre strenua resistenza alla staycation e a promuovere il diritto al viaggio. Sono le “Traveling Mamas”, un’associazione di combattive mamme determinate al punto da lanciare una contro-campagna dal nome “minaccioso”: “Boycott the Staycation”. Certo, la forza del marketing non è ai livelli di Wal-Mart, ma, per dimostrare la fede nella propria missione, a chi invia una proprio foto con una T-shirt dell’associazione nel corso del viaggio (per provare l’effettivo trasferimento) vengono inviati premi e cotillons. (Luglio 2008)

 
     
   

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