LISBONA | Senioritas impiccione
L'anziana e impicciona donna che dalla finestra spia senza tregua ogni vicenda della strada, è un emblema di Lisbona. Stravaganti passeggiatori, lavori in corso e gossip di quartiere: nulla le sfugge.
L'anziana e impicciona donna che dalla finestra spia senza tregua ogni vicenda della strada, è un emblema di Lisbona. Stravaganti passeggiatori, lavori in corso e gossip di quartiere: nulla le sfugge.
Finanziando la riparazione di 100 buche sparse sugli asfalti di Lisbona, l’azienda Tesa, produttrice di strumenti per il bricolage, ha escogitato un singolare connubio tra sponsorizzazione ed arte urbana.
La vita è fatta di compromessi, oppure di campanelli... Magari vi serve una riunione di condominio.
C’è il boulevard alla parigina, la cabina telefonica alla londinese e… l’antica scala lisboneta. Ogni capitale ha i suoi elementi architettonici ricorrenti, spesso dettagli, che da un quartiere all’altro contribuiscono a creare una certa “uniformità di atmosfere”.
I più tradizionali esercizi commerciali di Lisbona pubblicizzavano i loro articoli mediante targhe colorate poste tra i gradini delle vecchie scale di accesso.
Immaginate di entrare in farmacia per acquistare una confezione di tachipirine, frettolosi, perché a casa c’è il nonno influenzato che vi aspetta, e di ritrovarvi stregati per un’ora dai brani di Chopin, o di Miles Davis, suonati dal vivo da un esperto concertista.
A Lisbona accade ogni giorno dalle 13.00 alle 14.00 nella Farmácia Açoreana di Largo do Conde Barão, dove tre pianisti si alternano nel corso della settimana. I clienti arrivano ignari e poi fingono di interessarsi a colluttori e lozioni per i capelli per assistere all’intero concerto vagando tra gli scaffali.
A Lisbona, nei ripidi vicoli del Bairro Alto, è nato il primo museo di strada, un’esposizione in perenne mutamento, a rappresentare un mondo effimero. Visitabile muniti di audio-guida e cartina, meglio se all’ora del tramonto con un bicchiere di ‘Dirty Pampero’ ghiacciato.
Sono cinque ottantenni ex facchini della Comboios Portugal (Ferrovie). La pensione non li ha fiaccati, e ancora oggi, per necessità o para matar o tempo, ogni mattina rivestono la vecchia divisa e da “liberi professionisti” scaricano e trasportano valigie alla stazione di Santa Apolónia, vicino Alfama. In portoghese si chiamano carregadores de malas ('scaricatori di valigie')
C’è la crisi, le borse crollano. Una tabaccheria di Saldanha lancia una linea di lecca-lecca al sapore di panini liofilizzati.
Pedro è il cieco di Areeiro. Col bastone e la cassetta dell’elemosina ha inventato uno strumento a percussione, che batte a ritmi serrati, sulle carrozze della metropolitana di Lisbona.
Nel 1894, quando vennero collocati per la prima volta attorno all’ingresso della Tabacaria Mónaco (al numero 21 del Rossio) dal pittore Rafael Bordalo Pinheiro, gli azulejos rappresentarono una novità straordinaria. Per la prima volta nella storia dell’arte portoghese le tipiche mattonelle di ceramica uscirono dalle chiese e dagli interni dei palazzi signorili per adibire a una funzione non esclusivamente decorativa, ma anche commerciale. E così agli inizi del ‘900 le moderne attività che si svilupparono nei pressi dello scalo portuale di Cais do Sodré (ferramenta, empori, società di import-export) si arricchirono di insegne composte proprio da azulejos.
“Cucita sulle magliette non ci basta più!”
Con questo slogan nel 2004 i dirigenti del Benfica ammutolirono gli scettici e acquistarono Vitória, un’aquila reale che nei recenti campionati ha “animato” il logo societario con un numero che incantava i tifosi ad ogni pre-partita: l’atterraggio a spirale sul prato dell’Estádio da Luz.
La meravigliosa favola del “rapace ultrà” si è conclusa però due settimane fa: durante un volo di esercitazione un black-out della corrente ha disorientato Vitória, che si è spersa per i tetti di Lisbona. L’episodio ha generato lo scompiglio: