Odori di città, tra merchandising e anti-terrorismo
C’è chi tenta di imbottigliarli in flaconi da vendere ai duty free degli aeroporti o chi li “mappa” quartiere per quartiere. Ma gli effluvi metropolitani possono anche servire da spia per prevenire attacchi di natura chimica.
Dal 2005, per qualche anno, è stato uno degli affascinanti misteri newyorchesi: folate di profumo di sciroppo d’acero che si diffondevano periodicamente su alcuni distretti cittadini del West Side. Al che, sotto la regia del sindaco Michael Bloomberg, intere squadre di esperti hanno setacciato ogni angolo della metropoli per capire da dove provenisse, finché ben quattro anni dopo, nel 2009, si è giunti alla soluzione del mistero, annunciata in pompa magna con tanto di conferenza stampa affollatissima del sindaco in persona: la “colpevole” era un’azienda di dolciumi del New Jersey che, in alcune fasi del proprio processo produttivo, utilizzava massicciamente (e inconsapevole degli effetti di lì a qualche chilometro) un’erba leguminosa asiatica con semi aromatici - utilizzati generalmente per produrre la vaniglia - la quale, una volta diffusasi nell’aria, si dirigeva su New York. Al di là del lieto fine, a colpire è un altro fatto: che centinaia di cittadini newyorchesi, abituati ad odori ben più sgradevoli dello sciroppo d’acero, si siano presi la briga di chiamare allarmati il numero di emergenza 311 per “denunciare” il profumo anomalo!
Evidentemente New York sollecita tutti i sensi, compreso l’olfatto. E’ di qualche mese fa un’iniziativa che può far sorridere ma è che è stata ripresa su larga scala: un illustratore e scrittore canadese, Jason Logan, ha compiuto l'immane impresa di “mappare” angolo per angolo la città, descrivendo minuziosamente tutti gli odori che le sue narici coglievano, addirittura associandoli ad ogni fermata del metrò. Il progetto, chiamato “Scents and the city” (o “I smell NY”) e suddiviso in un circuito diurno ed uno notturno - gli effluvi sono evidentemente diversi in funzione del momento della giornata -, è stato condotto con indiscutibile professionalità, come ha spiegato Logan stesso: “Ho navigato la città a piedi e… a naso, attraversandola da nord a sud, ricavandone risposte talvolta inebrianti talvolta nauseanti”. E così si scopre che, accanto a quelli che Logan definisce gli “odori costanti” - mozziconi di sigarette, creme abbronzanti e cibi fritti -, nel suo percorso ne ha scoperti di inediti e sorprendenti. Qualche esempio? Fragranze floreali abbinate sensualmente a curry indiano all’altezza della 34ma strada; acqua di colonia, rum, sapone di lavanderia e gamberi grigliati a Harlem; gelato alla fragola, shampoo e felci innaffiate nell’Upper East Side. L’intero progetto è rappresentato attraverso una guida olfattiva on-line.
La tendenza a cercare di “acchiappare” gli odori di città non è solo newyorchese. Nella ricerca di nuove frontiere del merchandising urbano, accanto a statuette nevicanti e sticker con slogan accattivanti, stanno infatti diventando veicoli di marketing anche i profumi identificativi delle varie città. Un’azienda di cosmetici ha da poco lanciato una nuova linea di fragranze chiamata “Scents of Departure” (“Profumi di Partenza”), venduta nei duty free shops degli aeroporti delle metropoli “riprodotte” e proposte in un packaging che riprende fedelmente, sia sulla boccetta che nel cartone che la contiene, le etichette da apporre alle valigie imbarcate in aereo al momento del check-in. La sfida - “catturare” l’aroma che meglio rappresenta una città ed imbottigliarlo per poi proporlo come souvenir - pare velleitaria, e probabilmente lo è. Eppure, la descrizione che accompagna le città riproposte è quasi convincente: Budapest, ad esempio, è “allo stesso tempo morbida e speziata, l’essenza della perla del Danubio. Una maestosa ed evocativa crociera tra il Castello di Buda e la Collina Gellert, trasportati da una spolverata di vento di paprika”; mentre Istanbul è “immersa nel vibrante e mozzafiato Grand Bazaar e le sue nuvole di profumi: lampone e bergamotto, pepe rosa e spezie dolci. E al calar della sera si viene inebriati dalle folate della Moschea Blu, in un vento orientale di sandalo, cannella e muschio”.
Simile iniziativa è stata lanciata a Los Angeles, più precisamente nel celeberrimo distretto di Beverly Hills. Sfruttando un know-how in marketing urbano nato molti anni fa dando il proprio nome a serie televisive di successo - Beverly Hills 90210 e Beverly Hills Cops su tutte -, il Comune e la Camera di Commercio locale hanno deciso di concedere il nome della Municipalità anche ad una linea di profumi, declinata in tre versioni: “Must Have” per il giorno, “Rodeo” per le serate da “tappeto rosso” e “Iconic” per le notti maliziose. Il motivo dell’iniziativa è ben spiegato dagli stessi promotori: “Beverly Hills è un brand planetario, come pochissime altre città al mondo. Riesce a catturare l’immaginazione del pubblico di ogni continente”.
Ma come si diceva a proposito di New York, le città non si possono sintetizzare solo con i profumi, a rappresentarle sono gli odori in senso ampio, anche sgradevoli o perlomeno distintivi. Per questo, c’è chi si occupa di riassumere le città del mondo dal punto di vista olfattivo: Edimburgo è il luppolo utilizzato dalla vicina North British Distillery, così come Dublino è la fabbrica della Guinness, Marrakech è la fusione di legno, fumo, resina e concerie, Hong Kong sono i noodles ultra-cotti, Cleveland è il miscuglio di inquinamento, marijuana e polvere da sparo (da cui la definizione sintetica, ormai entrata nell’Urban Dictionary, “Cleveland smell”).
E gli odori di città vengono monitorati anche per motivi di sicurezza, ancor di più da quando il rischio-terrorismo è aumentato. Il DARPA - ufficio di ricerca e sviluppo del Dipartimento di Sicurezza statunitense - sta lavorando alla creazione di una mappa olfattiva degli odori chimici delle principali città, in modo da poter rilevare tempestivamente eventuali improvvise variazioni, possibili spie di attacchi terroristici di natura chimica.
Un’applicazione, quest’ultima, che purtroppo non può risolvere la situazione a Città del Messico, dove si è scoperto, attraverso un esperimento condotto dalla Mexico’s National University parallelamente nella capitale messicana e a Tlaxcala, che l’inquinamento ha raggiunti livelli talmente nocivi da aver ormai pregiudicato le capacità olfattive dei suoi abitanti, le cui narici si stanno “anestetizzando” (guarda video). Non sarà grave come gli altri effetti devastanti dell’inquinamento di Città del Messico (tumori ai polmoni o attacchi cardiaci), ma certamente è un non trascurabile passo indietro nella qualità della vita di città. (Aprile 2011)


